
L’altra sera avevamo deciso di fare il punto della nostra situazione domestica: c’erano tanti sospesi da decidere: la sostituzione del frigorifero, la ritinteggiatura di tutto l’appartamento, ecc. Ci stavamo accomodando in soggiorno quando arriva una telefonata. Risponde Anna che per lasciare libero Alberto di fare altre cose va in un’altra stanza. Alberto rimane sul divano che è davanti alla televisione ma non la accende. Quel tempo lo avevano già dedicato a noi due, quindi andava speso insieme. Sistema meglio le sedie, rende più luminosa la lampada alogena, spolvera il centrotavola. Ogni particolare della stanza rimanda a noi due perché ogni oggetto è espressione di una scelta fatta insieme. Gli occhi passano da un particolare all’altro e ad un certo punto, oltre la vetrinetta scorge una ragnatela. Un lampo e la toglie. Ecco il perché di quella telefonata che ha ritardato il nostro incontro. La stanza era la metafora del nostro rapporto. La nostra vita a due è una realtà viva che si costruisce innanzitutto quando l’altro non c’è. Ed è completa se all’anima si unisce la testa, se ai sentimenti si uniscono le azioni: così il loro insieme diventa amore.

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